Il problema non credo sia quello che il Proprietario di un Social, sebbene uno dei più utilizzati e concreti, agisce con delle censure. Il problema vero è perché L’EU e non solo in momenti precedenti potendo prevedere quanto sarebbe potuto accadere non abbia agito per evitarlo.

Mi spiego meglio, forse che quando la situazione politica era decisamente orientata verso un pensiero diverso dall’attuale e quindi determinati atteggiamenti di censura per alcuni utenti andavano bene oppure veramente ci sono soggetti che sono preposti ad assumere decisioni che mostrando grande incapacità non hanno analizzato i singoli elementi ritenendo fosse giunto il momento di provare almeno a dettare una etica finalizzata a contenere determinati comportamenti ed azioni.

Di certo tutto ciò e quanto viene palesemente strombazzato scoperchia un contenitore con problematiche serie e per le quali sarebbe bene una valutazione attenta ed imparziale.

News dal mondo della comunicazione svincolata dai limiti di un collegamento fisico. Un insieme di dimensioni che collegate tra loro costituiranno una Dimensione più grande e connessa all’interno della quale ogni utente sia esso per motivi professionali punto quelli domestici dovrebbe poterne trarre vantaggi ed auspicabilmente anche sicurezza.

Sarà interessante vedere l’evoluzione di questo spazio tecnologico.

Qualcuno ritiene che gli studenti sono in grado di barare con l’ausilio della intelligenza artificiale, sembra si aprano nuove sfide per i “professori”.

“ … E’ possibile eseguire compiti, attività di studio, scrivere saggi o report o anche racconti e romanzi usando l’intelligenza artificiale? La risposta è immediata: sì. Ma in molti, nel mondo dell’education e in quello accademico si stanno ponendo un’altra domanda: i docenti sono in grado di distinguere un documento scritto da strumenti di AI come Playground di OpenAI, piuttosto che da un essere umano?

A questi interrogativi stanno provando a rispondere esperti e fautori dell’AI, cercando di individuare i vari aspetti della questione. Per esempio, come emerge da un recente articolo pubblicato su Motherboard di Claire Woodcock, tradotto da Giacomo Stefanini, che esplora proprio i termini della barriera che sembra essere stata infranta, da quando l’AI è al servizio degli studenti, mentre generazioni di docenti sembrano ignorarne la portata.

Da quando OpenAI, ha rilasciato l’ultima interfaccia di programmazione delle applicazioni (API) per il suo modello di linguaggio più usato, GPT-3, sempre più studenti hanno iniziato a inserire prompt in Playground e programmi simili che usano il deep learning per generare testi. OpenAI Playground è un nuovo strumento che consente di chiedere a un bot AI di scrivere quasi tutto: è possibile porre domande all’intelligenza artificiale di Playground, avviare una conversazione, usarla per scrivere racconti e altro ancora. Per utilizzare l’intelligenza artificiale Playground, è necessario creare un account sul sito web di OpenAI. I risultati continuano il prompt iniziale in maniera naturale e spesso sono del tutto indistinguibili da un testo scritto da un umano: GPT-3 è infatti un modello linguistico in grado di generare un testo che sembra proprio essere stato scritto da un essere umano.

Claire Woodcock, nel citato articolo, porta l’esempio e la testimonianza di uno studente che ha rivelato come sia semplice e utile utilizzare l’AI per alcuni tipi di compiti: “per esempio, ci è stato chiesto di scrivere cinque cose positive e cinque cose negative sulle biotecnologie. Io ho dato un prompt all AI tipo ‘quali sono cinque lati positivi e cinque lati negativi delle biotecnologie?’ E la risposta generata mi ha fatto prendere il massimo dei voti”.

Inoltre, osservazione comune ai vari studenti intervistati, è quanto notevole sia stato il tempo risparmiato: per compiti che richiederebbero almeno due ore, grazie all’AI ci sono voluti pochi minuti.

Un altro studente racconta che all’ultimo anno della scuola superiore ha usato … “

Articolo di Carmelina Maurizio – Università degli Studi di Torino

L’articolo di cui una parte è riportata sopra, mette in luce una serie di aspetti veramente importanti ed interessanti, degli di un pacato, ma fondamentale momento di riflessione.

Infatti ricordando le parole di un commento del Prof. Pizzetti, il primo aspetto da segnalare, conoscendo limiti e meriti della IA e del suo impiego è come un docente non sia in grado di percepire all’istante il cambiamento di un suo studente in termini di esposizione, forma, conoscenza e vari altri parametri di valutazione.

Personalmente poi mi stupisco del fatto che in una popolazione scolastica tutti siano in grado, sappiano come fare e soprattutto abbiano voglia di dedicarsi ad imparare ad utilizzare questo genere di strumenti.

Terzo aspetto come un docente che in linea teorica si sottopone periodicamente ad aggiornamenti non abbia già individuato sulla base della sua esperienza di insegnamento quelle modifiche da adottare alla formulazione del quesito od alla tipologia stessa di esercizio al fine di complicare a tal punto la vita allo studente che alla fine troverà più semplice e rapido studiare bene o male la materia piuttosto che dedicarsi ad acquisire le nozioni per gestire l’IA destinata a semplificargli il lavoro scolastico.

Un aspetto questo su cui mi soffermerò ancora ed a cui dedicherò altre considerazioni dopo essermi meglio documentato ed aver completato alcune verifiche.

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Dati da verificare ed approfondire, ma che gli Stati Uniti possano essere il Paese più colpito lo si può immaginare per numero di Aziende e loro dimensione, nonché ricchezza.
Quello che è strano è il dato dell’Italia, che segue a ruota Regno Unito e Germania, ma che indicatori Macroeconomici Europei continuano a dare molto distaccata dagli altri paesi.
Credo sia interessante approfondire queste analisi ed inviduare le motivazioni di questi numeri …

La trasformazione digitale della PA è la leva necessaria per rendere più efficienti i servizi, migliorare il rapporto tra cittadini e istituzioni e spingere l’innovazione del Paese. Questo è ciò che sintetizza l’autore dell’articolo, di fatto però siamo ancora di fatto al palo, si parla di digitalizzazione ed informatizzazione, ma in realtà nulla di tutto ciò si sta realmente avverando. Non è certo che dotando qualche utente in più di PC o chiedendo al cittadino di inviare una email o compilare un form su di un sito web che si avanza e si realizza una PA Digitale. Neppure la tanto strombazzata richiesta di professionalità specifiche ed aggiornate regge più più di tanto, in quanto molti già sono formati e molti sarebbero disponibili ad accedere a ruoli di questo tipo, ma in realtà manca proprio l’innovazione di vedere e fare le cose in modo diverso non dovendo sempre ricorrere poi alla copia cartacea di cortesia o sulla quale apporre la marca da bollo e firmare in bella calligrafia. Questo è ciò che in realtà manca e che rappresenta il vero freno al cambiamento.

Il DSA stabilisce il principio secondo cui ciò che è illegale offline deve esserlo anche online.

Il Regolamento disciplina la pubblicazione dei contenuti digitali tramite la definizione di chiari e proporzionati profili di responsabilità per i prestatori di servizi intermediari. Ciò allo scopo di garantire uno spazio online più sicuro, trasparente e prevedibile per tutti coloro che operano nel mondo virtuale nonché, per affrontare i fenomeni negativi dell’evoluzione digitale come disinformazione, commercio di prodotti illegali, azioni di cyberstalking, prestazione di servizi in violazione della normativa sulla tutela dei consumatori, utilizzo non autorizzato di materiale protetto dal diritto d’autore.

Il DSA si applica a tutti i prestatori di servizi intermediari che offrono i propri servizi ad utenti destinatari stabiliti o ubicati in Unione europea, indipendentemente dal luogo di residenza dei prestatori dei servizi intermediari stessi.

In particolare le disposizioni del Regolamento chiariscono definendo: “il servizio intermediario essere uno dei servizi della società dell’informazione quale:

1) servizio di semplice trasporto; 2) servizio di memorizzazione temporanea delle informazioni e memorizzazione delle informazioni.

Per semplicità e chiarimento, si evidenzia che i soggetti ” prestatori di servizio ” coinvolti dalla normativa in esame sono quelli che offrono infrastrutture di rete come provider di accesso a Internet, centri di registrazione di nomi di dominio, fornitori di servizi di cloud, web hosting, piattaforme on line dei social media, le piattaforme online di grandi dimensioni, cioè le piattaforme che raggiungono più del 10% dei destinatari dei servizi stabiliti o ubicati in Ue (circa 450 milioni di consumatori).

Riepilogando i capitoli principali relativi alle disposizioni riviste od implementate dal DSA si possono individuare in:

  • No a verifiche ex ante sulle informazioni trasmesse o memorizzate
  • Maggiore trasparenza
  • Meccanismi efficaci di contrasto dei reati
  • Stop ai dark pattern e alla pubblicità mirata basata sulle categorie particolari di dati personali
  • Maggiore protezione dei minori e delle vittime di violenza informatica
  • Adempimenti in capo alle “big tech”
  • Poteri della Commissione europea e la nuova figura dei coordinatori dei servizi digitali
  • Diritto a ottenere risarcimento
  • Sanzioni

In teoria questo Regolamento può realmente porre dei nuovi limiti e paletti al concetto che in rete si possa fare ciò che si vuole, di fatto però è parere dello scrivente che ci si possa auspicare il rispetto reale di quanto indicato. Sarà interessante inoltre comprendere se una visione priva di confini geografici, tecnicamente ancora in fase di valutazione, potrà rendere vano ed inefficace quanto stabilito da questo sofferto ed impegnativo Regolamento.

https://www.linkedin.com/news/story/firmata-lipotesi-di-ccnl-per-listruzione-6082338/

Il tema non deve essere preso in considerazione in modo superficiale o con particolari pregiudizi, ma sinceramente merita più di qualche riflessione.
Siamo infatti certi che sia corretto ed opportuno prevedere, perché poi li si va a finire sempre, un aumento dello stipendio ? I docenti sono chiaramente gli appartenenti al contratto più in evidenza.

Lascio a ciascuno ogni commento.

https://servizi.gpdp.it/diritti/s/segnalazione-telefonate-indesiderate

In considerazione del permanere della prassi ossessiva e lesiva dei Call Center, Il Garante ha previsto compilando il modello on line la possibilità di segnalare la ricezione di chiamate promozionali effettuate con sistemi automatizzati (voce preregistrata) o con l’intervento di un operatore.

La segnalazione può riguardare anche la ricezione di “telefonate mute”, ovvero chiamate effettuate per finalità commerciali, nelle quali la persona contattata, dopo aver sollevato il ricevitore, non viene messa in comunicazione con alcun interlocutore ma.
Invito tutti ad utilizzare questi strumenti a disposizione del cittadino al fine di limitare nella misura più estesa possibile questa brutta prassi.

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